Brexit: gli effetti economici, finanziari, politici e commerciali

Giorni controversi quelli dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europa con la sterlina che non registrava un valore così basso di scambio con il dollaro dal 1985. Nei primi giorni di ottobre, la divisa di Sua Maestà ha perduto poco meno del 2% sulla moneta americana scivolando fino a quota 1,2759. Dopo il primo crollo, i mercati sono poi tornati a penalizzare il pound, imponendo un’ulteriore svalutazione.

A beneficiarne sono state soprattutto le imprese che fatturano in dollari e riportano i profitti in sterline, anche se spesso l’effetto è ridimensionato dalle conseguenze contabili innescati dal foreign exchange sul debito che le multinazionali hanno in dollari.

Dalle urne alla realtà

effetti brexitSe in un primo momento la recessione dall’UE sembrava soltanto un concetto aleatorio, le dimissioni del primo ministro hanno catapultato l’isola nella realtà. Ad accelerare il processo, subito dopo le dimissioni di David Cameron, è stata infatti la sua sostituta Theresa May che all’inizio del mese di ottobre ha detto di voler far scattare l’Articolo 50, cioè il primo passo burocratico che dà il via al processo di uscita all’UE e che concede due anni di tempo per le trattative sulla Brexit con i funzionari europei .

A fine marzo 2017 sarà dunque possibile toccare con mano gli effetti della Brexit. Oltre alle inevitabili conseguenze politiche, le conseguenze sul piano economico sono ancora in fase di quantificazione.

Conseguenze economiche e finanziarie

In un primo momento la Brexit ha reso i mercati finanziari più sensibili alle vulnerabilità della zona euro. La sterlina è scesa ai minimi di 30 anni e le borse mondiali hanno bruciato 2.000 miliardi in un solo giorno. Dal punto di vista economico

effetti economiciLa Bank of England ha  tagliato i tassi di interesse e preso altre misure di emergenza per aiutare a fermare la corsa dell’economia inglese verso la recessione. Il parlamentare Farage crede che il voto della Brexit sia una buona notizia per gli esportatori che da tempo lottavano con l’alto valore della sterlina. Ed ora che il Regno Unito ha votato per lasciare l’UE, non dovrà più contribuire con miliardi di sterline l’anno al bilancio dell’Unione Europea.

Con il passare dei mesi, ad ogni modo, lo shock dei mercati si è appianato e la situazione sia interna che estera si sta avviando verso un progressivo equilibrio. Tutt’altra storia, invece, per quanto riguarda gli sbocchi commerciali in quanto il governo May è diviso sull’uscita del Regno Unito dal mercato unico dell’UE.

I sostenitori della Brexit sanno bene che i paesi dell’UE hanno tutto l’interesse commerciale nel rimanere in ottimi rapporti contrattuali con il Regno Unito, grande importatore di beni e servizi. Gli europeisti, invece, temono che le imprese straniere saranno meno propense ad investire nell’economia inglese e che possano spostare la loro sede se il Regno Unito uscirà davvero dal mercato unico.

Il parere degli economisti? Pochi pensano davvero che l’Inghilterra possa vivere una lunga fase di recesssione. La maggioranza, infatti, è convinta che, nel complesso, l’economia inglese beneficerà dell’uscita dall’UE.