Dollaro sempre più forte: rialzo dei tassi più frequenti in futuro?

rialzo dei tassi

Il dollaro statunitense continua a rafforzarsi nei confronti delle principali valute controparte. Merito, si dirà, per la maturazione della prospettiva di una crescita degli interessi negli Stati Uniti: oltre all’incremento dei tassi nella sessione del mese di dicembre, gli analisti (con probabilità superiori al 60%) danno per probabile un ulteriore incremento dei tassi fed funds nel corso della prima parte del 2017.

rialzo dei tassiIn un simile contesto, tutte le principali Borse internazionali sono in positivo. In Europa Milano sale dello 0,08%, mentre meglio fa Francoforte (+ 0,09%) e soprattutto Parigi (0,17%) e Londra (0,17%). Negli Stati Uniti, Wall Street torna a lavorare dopo la chiusura di giovedì, pur parzialmente (la chiusura è stata alle 13).

In ambito italiano, si continua a guardare con particolare attenzione a MPS, con il consiglio di amministrazione della banca che ha fissato il prezzo massimo di sottoscrizione dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro a 24,9 euro per azione. Il mercato non sembra aver reagito bene, considerando che l’azione ha perso terreno in misura vistosa.

Sempre in ambito tricolore, il Tesoro ha registrato un forte rialzo dei rendimenti dei titoli venduti in chiusura di settimana. In particolar modo, sono andati via 3,5 miliardi di euro di Ctz a 2 anni, con il tasso cresciuto di 50 punti base rispetto alla precedente asta dello scorso 27 settembre, toccando quindi quota 0,283% (il precedente rendimento era negativo per 0,216%). Buona la domanda, con un livello pari a 1,47 volte l’importo assegnato.

Nella stessa asta sono stati altresì collocati 792 milioni di euro di Btp-i con scadenza maggio 2022 e rendimento dello 0,51% e 424 milioni di euro di Btp-i con scadenza settembre 2041 e rendimento dell’1,74%.

Chiudiamo infine con uno sguardo allo spread tra i Btp a 10 anni e gli equivalenti Bund tedeschi, che rivede ora quota 190 punti base, per un livello che si era “smarrito” dal 2014. Successivamente il differenziale di rendimento è sceso a 185 punti base, ma rimane comunque l’impressione che il mercato stia entrando in una fase di grande attesa in vista del referendum del 4 dicembre. Rendimento del decennale italiano pari al 2,1% sul mercato secondario.

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