Valute internazionali: novità su alcune economie emergenti

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Muoversi all’interno del mercato valutario, soprattutto negli ultimi mesi, è diventata un’operazione quanto mai rischiosa, che porta gli investitori a doversi destreggiare in mezzo a trasformazioni politiche improvvise e veri e propri terremoti economici.

Se il 2016 è stato caratterizzato dalla Brexit, capace in un sol colpo di far inabissare una moneta forte come la sterlina inglese, in questi primi giorni del 2017 sono le decisioni del neo-presidente degli Stati Uniti Donald Trump a causare fortissime ripercussioni sui maggiori mercati mondiali.

Come già detto all’inizio, l’enorme mercato delle valute non fa eccezioni, anzi è molto più influenzato dai mutamenti in corso, cosa che rende la vita ai trader davvero molto complicata. Su http://www.investireinborsa.me/guida/principali-borse-mondiali.php trovate molte indicazioni specifiche.

Dollaro affossato, sterlina in crisi, euro debole… quali sono le certezze stabili del momento? Queste ultime sono sicuramente poche, ma una direzione in cui muoversi pare esserci: le cosiddette valute emergenti. I rendimenti molto bassi dei bond in euro danno infatti un nuovo margine di manovra alle monete dei Paesi in via di sviluppo, regalando un’opzione in più per chi vuole mettere in atto un investimento non proprio sicuro, ma dalle prospettive interessanti.

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Promettono bene alcune monete dell’Europa centrale e orientale come il fiorino ungherese, lo zloty polacco e il leu rumeno, forti di solidi fondamentali a lungo termine, di livelli di indebitamento e dinamiche di sviluppo in base al PIL pro capite favorevoli e di un rischio limitato di inversione delle posizioni degli investitori.

Molto interessanti, come c’era da aspettarsi, anche Russia e Brasile. I due Paesi vantano del resto un’elevata copertura di riserve valutarie e una bilancia di base positiva, nonostante la fine ormai imminente del superciclo delle materie prime.

Ma investire nelle valute dei Paesi emergenti resta pur sempre qualcosa di rischioso e alcune monete potrebbero riservare brutte sorprese per i trader poco avvezzi al mercato. L’esempio perfetto è quello del Messico, quanto mai nell’occhio del ciclone dopo le ultime dichiarazioni di Trump. Il Peso messicano è al momento la moneta più debole del panorama dei Paesi in crescita e, almeno per i prossimi mesi, bisognerà assolutamente monitorarne la situazione per non incappare in qualche brutto investimento.

Un po’ come è successo a chi, a inizio anno, aveva puntato sulla Lira turca, che dopo alcuni giorni caratterizzati da ottimi risultati, è stata affossata da un livello di vulnerabilità esterna maggiore rispetto a quello di tutte le valute dei mercati emergenti.

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